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Veleno sul tetto del mondo: la sporca truffa dei soccorsi sull’Everest

Mettiti comodo, perché oggi al Bar del Trekkista non parliamo di panorami mozzafiato, ma di una storia che lascia l’amaro in bocca (letteralmente). Se pensavate che il pericolo più grande sull’Everest fossero i crepacci o il mal di montagna, beh, preparatevi: c’è qualcosa di molto più sinistro che ha iniziato a circolare tra i campi base.

L’ingranaggio del “Soccorso d’Oro”

Recentemente è scoppiato un polverone che ha coinvolto il Nepal e il tetto del mondo. La polizia nepalese ha scoperchiato un sistema di truffe assicurative da far accapponare la pelle, un giro da quasi 20 milioni di dollari che avrebbe coinvolto quasi 5.000 trekker negli ultimi anni.

Ma come funzionava? Il meccanismo era una sorta di “catena del soccorso” pilotata. Da una parte alcune agenzie di trekking e guide senza scrupoli, dall’altra società di elicotteri e cliniche private a Kathmandu, tutti d’accordo per gonfiare le fatture delle assicurazioni internazionali. Il problema è che, per far scattare il soccorso, il cliente deve stare male davvero.

Pollo crudo e polverine magiche

Qui la faccenda diventa inquietante. Le indagini hanno rivelato che alcune guide arrivavano ad “aiutare” la natura per forzare le evacuazioni. Come?

  • Adulterazione del cibo: In alcuni casi venivano mischiati nel pasto bicarbonato o addirittura pollo crudo per scatenare nausee e diarree fulminanti.
  • Il trucco del Diamox: Altre volte venivano somministrate dosi massicce di acetazolamide (il farmaco per il mal di montagna) o polveri tritate che causavano disidratazione e formicolii, sintomi che un povero trekker stanco scambia facilmente per un edema polmonare imminente.

Una volta che l’alpinista entrava in panico, scattava la recita: “Devi scendere subito o rischi la vita!”. Arrivava l’elicottero, il poveretto veniva portato in ospedale e lì finiva il “trattamento”. Mentre il turista sorseggiava una birra convinto di essere scampato alla morte, l’assicurazione riceveva conti astronomici per voli mai effettuati o ospedalizzazioni fantasma.

Il danno oltre la beffa

Oltre al rischio per la salute degli ignari scalatori, questa truffa sta mettendo in ginocchio la credibilità del sistema di soccorso in Himalaya. Le assicurazioni iniziano a storcere il naso, i premi si alzano e chi ha davvero bisogno di un elicottero rischia di trovarsi tra due fuochi. È una macchia nera su quel mondo di solidarietà che dovrebbe essere la montagna.


LA CHIAMATA AL BANCONE

Ragazzi, questa storia ci ricorda che a volte il “lupo” non è la montagna, ma chi dovrebbe guidarti. Tra noi c’è chi mastica polvere e sentieri da una vita:

Vi è mai capitato di trovarvi in una situazione dove la vostra guida o l’organizzazione sembrava spingere un po’ troppo per un soccorso che non vi convinceva? O avete sempre avuto la fortuna di trovare professionisti che mettono la pelle del cliente davanti al portafoglio?

Fateci sapere la vostra esperienza, perché qui al bancone la sicurezza (quella vera) viene prima di tutto.

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