Esoscheletri e tutori bionici: la tecnologia in montagna è un aiuto o una scorciatoia?

Benvenuti ragazzi, posate gli zaini e mettetevi comodi. Oggi qui al Bar del Trekkista, tra una fetta di crostata e un caffè caldo, volevamo fare due chiacchiere con voi su un argomento che sta accendendo le discussioni a tutti i tavoli del rifugio: la tecnologia che avanza sui nostri sentieri.
La storia dell’attrezzatura da montagna è sempre stata un’evoluzione continua. Sembra ieri che si andava in quota imbacuccati nel vecchio e pesante eskimo, per poi meravigliarci davanti a rivoluzioni come lo sci automatico. Oggi, però, le aziende stanno tirando fuori dal cilindro oggetti che sembrano arrivare direttamente da un film di fantascienza.
Avete sentito le ultime novità?

- L’esoscheletro Hypershell: Si tratta di un vero e proprio mini-esoscheletro motorizzato. Si indossa attorno alla vita e sulle cosce e, grazie a un’intelligenza artificiale e a dei piccoli motorini, fornisce una spinta meccanica che alleggerisce (e di molto) la fatica durante le salite e le lunghe camminate.
- Il tutore Altrek-co: Questa azienda ha da poco tirato fuori un tutore per il ginocchio definito “rivoluzionario”. Promette di scaricare il peso dall’articolazione, riducendo drasticamente lo sforzo delle ginocchia, specialmente nei dislivelli più punitivi.
Insomma, roba da veri cyborg dell’escursionismo. Ma noi, da dietro il bancone di questo rifugio, come la vediamo? Ne parlavamo proprio ieri sera a fine turno, asciugando i boccali.
La montagna è maestra di fatica
Diciamocelo chiaramente: per noi la montagna è sinonimo di fatica. E non è per fare i vecchi montanari masochisti, è che la natura insegna proprio questo. Le soddisfazioni più belle, quelle che ti fanno brillare gli occhi e ti allargano i polmoni quando finalmente tocchi la croce di vetta, nascono proprio dai muscoli che bruciano e dal sudore sulla fronte.
La montagna insegna la pazienza di mettere un piede davanti all’altro quando il fiato si fa corto; insegna la resilienza di non mollare quando il sentiero s’inerpica e sembra non finire mai.
Se togliamo la fatica, cosa ci rimane? Per chi vuole usare queste tecnologie solo per “truffare” il sentiero, per chi non ama far fatica e cerca la via più facile per farsi il selfie in quota… beh, per noi è un grandissimo anche no. In montagna non c’è posto per le scorciatoie. Chi cerca il trucco, forse, ha semplicemente sbagliato ambiente.
Quando la tecnologia diventa libertà
C’è però un enorme rovescio della medaglia, che ci fa dire: benvenga la tecnologia!

Pensiamo a chi ha delle serie difficoltà fisiche e non riesce più a intraprendere i sentieri di montagna. Pensiamo a chi fatica a deambulare, a chi sta recuperando da un brutto infortunio o ai nostri cari anziani, quegli ex-trekker che hanno macinato chilometri per una vita intera e che oggi, a causa dell’età, vorrebbero solo potersi godere ancora una volta la magia di un sentiero in quota.
Se un esoscheletro come l’Hypershell o un tutore come quello di Altrek-co diventano lo strumento per riportare su un prato alpino chi altrimenti sarebbe costretto a guardare le cime solo dal fondovalle, allora tanto di cappello. In questo caso non si tratta di imbrogliare, ma di restituire dignità e gioia a chi la fatica l’ha già fatta e vorrebbe solo sentire di nuovo il vento di cresta sulla faccia.
Insomma, la tecnologia è un mezzo. Se serve ad aiutare chi ha un limite fisico reale, le porte del rifugio sono spalancate. Se serve solo ad assecondare la pigrizia… vi aspettiamo per una grappa, ma la salita ve la dovete sudare!
Voi cosa ne pensate? Siete del team “puristi del sudore” o vi incuriosiscono questi nuovi aiuti bionici? Diteci la vostra nei commenti, il prossimo giro lo offriamo noi!

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