Lame in quota: facciamo chiarezza sul nuovo Decreto al Bar del Trekkista

Mettetevi comodi, poggiate gli zaini e prendete uno sgabello. Oggi qui al Bar del Trekkista l’aria è frizzante, e non è solo per il vento di cresta. Tra un giro di grappe e un tagliere di speck, il discorso è caduto su un tema che ci tocca tutti da vicino: il nuovo Decreto Legislativo del 24 febbraio 2026, n. 23.
Sì, proprio quello che parla dell’uso dei coltelli in montagna. C’è chi dice che non si può più portare nemmeno un temperino per il formaggio e chi pensa che non sia cambiato nulla. Come sempre, la verità sta nel sentiero di mezzo. Cerchiamo di fare un po’ di “pulizia del sentiero” insieme ai nostri rifugisti.
Il “Giustificato Motivo”: la bussola per non sbagliare
Il fulcro del nuovo decreto rimane un concetto che noi escursionisti conosciamo bene: il giustificato motivo.
In Italia, il coltello è considerato uno strumento atto a offendere. Portarlo in giro senza una ragione valida è un reato. Ma attenzione: fare trekking è una ragione validissima. Il decreto del 2026 specifica meglio i confini:
- Dove e Quando: Potete tranquillamente avere il vostro coltellino (che sia un multiuso o una lama fissa da bushcraft) mentre siete sul sentiero, impegnati in un’escursione o durante la sosta pranzo. È parte dell’attrezzatura tecnica.
- Il trasporto: La regola d’oro è che non deve essere “pronto all’uso” mentre attraversate il centro abitato per arrivare all’attacco del sentiero. Nello zaino, magari in una tasca interna, va benissimo. Alla cintura? Solo quando siete effettivamente nel bosco o in parete.
Non è solo questione di “perché”, ma anche di “quanto”
Spesso intorno al fuoco si sente la solita leggenda delle “quattro dita” per la lunghezza della lama. Dimenticatela. Il Decreto n. 23 del 2026 ha finalmente messo dei paletti un po’ più chiari per noi escursionisti, distinguendo tra il trasporto e l’uso:
- La misura standard: Per l’escursionismo classico (il trekking che facciamo quasi tutti), la norma suggerisce lame che non superino gli 8 centimetri. È la misura ideale: abbastanza per affettare il salame o tagliare un cordino, ma non così eccessiva da essere scambiata per un’arma impropria in un contesto non selvaggio.
- Lama fissa o serramanico? Il decreto non vieta il coltello a lama fissa (quello che non si chiude, per intenderci), ma raccomanda l’uso di coltelli a serramanico o multiuso con blocco della lama. Questo perché sono considerati strumenti di lavoro e non armi da offesa rapida.
- Oltre il limite: Se portate con voi lame più lunghe (ad esempio per attività di bushcraft pesante o soccorso alpino), la giustificazione deve essere ancora più solida. Se state solo andando a fare una passeggiata verso il laghetto alpino, un coltello da sopravvivenza da 20 centimetri potrebbe far sollevare più di un sopracciglio a un eventuale controllo.
Sicurezza e Funghi: quando la lama serve davvero

Non dimentichiamoci che in montagna il coltello non è un vezzo, ma uno strumento di sicurezza.
- Emergenze: Tagliare un cordino, preparare un picchetto d’emergenza o persino intervenire su un bendaggio: una lama può fare la differenza tra un piccolo intoppo e un grosso problema.
- Cercatori di funghi: Il decreto riconosce esplicitamente l’uso per la raccolta dei miceti. Ricordate però che, per legge, il fungo va pulito sommariamente sul posto per permettere alle spore di cadere: qui il coltellino è d’obbligo, oltre che un segno di rispetto per il bosco.
Cosa si rischia? Occhio alle sanzioni
Qui la chiacchierata si fa seria. Se venite fermati in un contesto dove il coltello non ha senso di esistere (ad esempio, al centro commerciale dopo l’escursione, ancora con la lama alla cintura), le conseguenze del Decreto n. 23 sono pesanti:
- Sanzioni amministrative: Multe che possono superare i 500€.
- Sequestro della lama: Addio al vostro amato compagno di avventure.
- Denuncia penale: Nei casi più gravi (lame eccedenti le misure consentite senza motivo o porto in luoghi pubblici affollati), si rischia il deferimento all’autorità giudiziaria per porto abusivo d’armi bianche.
Insomma, il buon senso deve essere affilato quanto la lama che portate.
Chiamata al bancone!
Alex ha appena posato lo strofinaccio e ha una domanda per tutti voi che state leggendo:
“E voi, che tipo di lama portate sempre nello zaino? Siete fedeli al classico multiuso svizzero o preferite una lama fissa per le situazioni più selvagge? E soprattutto, vi siete mai sentiti ‘osservati’ mentre lo usavate per tagliare il pane?”
Fatecelo sapere qui sotto nei commenti, la discussione continua davanti a un boccale virtuale!

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