Da Carona ai Laghi Gemelli: Un tuffo nel bianco (quando la primavera tarda ad arrivare)

Ben ritrovati al Bar del Trekkista! Oggi appendiamo per un attimo le questioni burocratiche al chiodo e torniamo a fare quello che ci piace di più: camminare.
Vi vogliamo raccontare di un’uscita fatta proprio in quel periodo “ibrido”, quella terra di mezzo tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Avete presente? Quando in basso iniziano a spuntare le prime primule, ma alzando lo sguardo le cime sono ancora cariche di neve. La destinazione? Un grande classico delle Orobie Bergamasche: il Rifugio Laghi Gemelli partendo da Carona.
Se pensate che sia un sentiero “banale” perché molto frequentato in agosto, beh… provate a farlo con la neve. Cambia tutto. È come vedere un vecchio amico con un vestito nuovo ed elegante.
La Salita: Dagli abeti al ghiaccio

Siamo partiti da Carona, lasciando l’auto (e pagando il famigerato “gratta e sosta”, rito inevitabile di queste valli) nei pressi del lago artificiale. L’aria era frizzante, ma il sole prometteva bene.
Abbiamo imboccato il sentiero CAI 211. Chi lo conosce sa che non fa troppi complimenti: parte subito deciso, strappando sudore fin dai primi tornanti nel bosco. Qui la sorpresa: il sentiero era pulito. Terra battuta, aghi di pino, profumo di resina e muschio.
Ma la montagna, si sa, è capricciosa. Man mano che guadagnavamo quota, il bosco iniziava a diradarsi e il paesaggio cambiava colore. All’improvviso, eccola: la neve.
Qui la musica è cambiata. Il passo si è fatto più attento. È quel momento magico in cui passi dal rumore degli scarponi sulla terra al crick-crock ritmico sulla neve.
I Laghi
Superata la fascia boschiva, si apre lo spettacolo dell’altopiano. Il primo a darci il benvenuto è stato il Lago Marcio. Non fatevi ingannare dal nome poco poetico: in questa veste semi-invernale era affascinante, una distesa bianca e immobile che nascondeva l’acqua scura sotto una spessa crosta di ghiaccio.
Proseguendo, lo sguardo si perdeva verso il Lago delle Casere. È incredibile come la neve uniformi tutto: i sentieri spariscono e restano solo le tracce di chi è passato prima, disegnando linee sinuose sui pendii immacolati.
L’ultimo strappo ci ha portato finalmente alla meta: i Laghi Gemelli. Vederli ghiacciati è un’esperienza che rimette in pace col mondo (noi abbiamo avuto la fortuna di viverli anche nella loro veste estiva, ma questa è un’altra storia). Il rifugio era lì con alle spalle le cime severe del Pizzo del Becco e dei monti circostanti. C’era quel silenzio ovattato che trovi solo a queste quote quando la neve assorbe ogni suono. Una birra bevuta lì ha tutto un altro sapore !
Piccola nota tecnica dal bancone: Anche se siamo in “primavera”, quando trovate queste condizioni (neve dura/ghiaccio), non fate gli eroi. Nello zaino i ramponcini (o i ramponi veri e propri a seconda delle condizioni) devono esserci sempre. Sul sentiero ghiacciato la scivolata è dietro l’angolo e rovinarsi la giornata per non averli indossati è un peccato mortale!
La Scheda Tecnica dell’Escursione
Per gli amanti dei numeri, ecco il riassunto di questa scarpinata tra due stagioni:
| Dettaglio | Info |
| Sentiero | CAI 211 |
| Partenza | Carona (BG) – 1.110 m s.l.m. |
| Arrivo | Rifugio Laghi Gemelli – 1.968 m s.l.m. |
| Dislivello Positivo | + 850 m circa |
| Lunghezza | 6 km circa (solo andata) |
| Durata | 2h 30m – 3h (con neve calcolate sempre margine in più) |
| Difficoltà | E (Escursionistico) – EI (Escursionistico Invernale) con neve |
La Curiosità del Luogo
Prima di salutarci, una piccola chicca da spendere con gli amici mentre sorseggiate una birra a fine gita. Vi siete mai chiesti perché si chiamano “Gemelli” se, guardando la mappa o arrivando lì, vedete un unico grande bacino d’acqua?
Non è un errore dei cartografi! In origine, i laghetti erano davvero due, piccoli e speculari, separati da una sottile striscia di terra. Erano “gemelli” di fatto. Poi, nel 1932, l’uomo ci ha messo lo zampino: è stata costruita la grande diga che ha innalzato il livello dell’acqua, unendo i due specchi d’acqua originali in un unico, grande invaso artificiale. Quindi, sotto quella superficie blu (o ghiacciata, come l’abbiamo vista noi), i due “fratelli” originali sono ancora lì, uniti per sempre in un unico abbraccio.
Alla prossima avventura, e occhi aperti sui sentieri!













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