Nepal: 97 Vette “Gratis” e Nuovi Orizzonti. Soluzione o Rischio? Parliamone al Bar.

Ciao a tutti e benvenuti al nostro bancone. Mettetevi comodi, appoggiate gli zaini – spero che la camminata di oggi sia stata buona – e prendete qualcosa da bere. Oggi offriamo noi lo spunto per la nostra chiacchierata, perché abbiamo letto una notizia che ci ha fatto subito pensare a voi e alle discussioni che spesso affrontiamo qui al Bar del Trekkista su montagna, etica e avventura.
Si parla di Nepal, la terra promessa per molti di noi.
Immaginate questo scenario: il governo nepalese ha deciso di rendere 97 vette dell’Himalaya libere da tasse di autorizzazione. Sì, avete capito bene. Fino al 17 luglio 2027, per queste montagne specifiche, non si dovranno pagare le royalties governative
Di che cifre stiamo parlando?
Non sono spiccioli. Il risparmio stimato va dai 500 ai 2.000 dollari per scalatore, a seconda della vetta. Ma attenzione, non stiamo parlando dell’Everest o dell’Ama Dablam. Si tratta di 97 cime meno conosciute, spesso trascurate dai grandi flussi turistici, ma che offrono un alpinismo autentico, selvaggio e, forse, più vero.
Perché il Nepal fa questa mossa?
L’intento dichiarato è nobile e strategico. Tutti abbiamo negli occhi le foto delle code sull’Hillary Step all’Everest: un “overtourism” d’alta quota che crea problemi di sicurezza, inquinamento e gestione etica assurdi.

L’obiettivo di questa iniziativa è triplice:
- Decongestionare le “star”: Spostare il traffico dalle solite vette sovraffollate verso mete alternative.
- Sicurezza e Sostenibilità: Promuovere un tipo di arrampicata meno “industriale” e più esplorativa.
- Economia diffusa: Portare il reddito turistico (che per il Nepal è vitale) in valli e villaggi che oggi vedono passare gli scalatori solo col binocolo, distribuendo la ricchezza in regioni meno considerate.
Non è un “Libera Tutti”
Prima che qualcuno inizi a fare i bagagli pensando al Far West, facciamo una precisazione importante. Gratis non significa senza regole. Anche se le royalties sono azzerate, la burocrazia e la sicurezza restano:
- Bisogna comunque registrare la propria spedizione.
- È obbligatorio seguire tutte le norme di sicurezza.
- Bisogna rispettare rigorosamente le linee guida locali.
- Soprattutto, resta fondamentale l’assunzione di guide locali laddove necessario.
In sintesi: si risparmia sulla tassa, ma non si deroga sul rispetto e sulla sicurezza. È un invito a esplorare, non a improvvisare.
La domanda al nostro bancone
Ed è qui, amici miei, che vogliamo sentire la vostra voce. Mentre finiamo il nostro giro di bevute, la domanda che vi poniamo è quella che ronza in testa a noi da quando abbiamo letto la notizia.
Questa iniziativa funzionerà davvero?
Sulla carta, l’idea di aprire nuove rotte e rendere l’alta quota più accessibile è affascinante. Immaginate di scalare una vetta dove siete solo voi e la montagna, senza le code e il caos del Campo Base dell’Everest. È il sogno di ogni purista.

Ma il rovescio della medaglia esiste.
- Davvero chi sogna l’Everest (spesso per lo status symbol che rappresenta) cambierà idea per andare su una vetta sconosciuta solo per risparmiare 1000 dollari?
- E soprattutto: non rischiamo di esportare il problema? Portando turismo in valli incontaminate, non rischiamo che anche queste parti di Nepal “segrete” finiscano preda dei rifiuti e dell’irresponsabilità che già affliggono le mete più famose?
Come sempre, crediamo che la risposta non stia nei permessi o nei divieti, ma nello zaino di chi sale: nella sua educazione e nel suo rispetto. La montagna libera è un dono, ma richiede una maturità alpinistica che non si compra con i dollari risparmiati.
Voi cosa ne pensate? Andreste su una vetta sconosciuta approfittando di questa occasione, o temete per il futuro di queste valli?
Lasciate il vostro commento qui sotto, la discussione al Bar del Trekkista è aperta.

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