OVERTOURISM

Quando Troppa Gente Ruba il Silenzio alla Montagna

Overtourism: un problema da città che ha scalato le vette.

Al Bancone del Trekkista, è il momento di affrontare l’elefante (o meglio, la fila di persone e il volume a palla) nella stanza: l’Overtourism e la sua deriva più rumorosa.

Il Danno Silenzioso (e quello Assordante)

L’overtourism non è solo vedere troppi zaini colorati sul sentiero. I problemi sono profondi, strutturali e, purtroppo, sempre più rumorosi:

dal corriere del trentino
  • Impatto Ambientale e Usura: L’eccessivo calpestio allarga i sentieri, provoca erosione e distrugge la flora fragile d’alta quota. La gestione dei rifiuti in aree remote è diventata un incubo logistico.
  • L’Effetto “Instagram”: La ricerca dello scatto perfetto attira flussi non gestibili di persone spesso non preparate, che vedono la vetta solo come uno sfondo per un selfie e non come un ecosistema da rispettare, ma la colpa è davvero degli influencer?
  • Dalla Baita alla Discoteca: Questo è il punto di non ritorno. Molti rifugi e aree di sosta si sono trasformati in après-ski permanenti. Casse acustiche, musica commerciale che rimbomba tra le piste da sci. La montagna non è più un luogo di contemplazione, ma una discoteca a cielo aperto dove il silenzio è considerato un vuoto da riempire a ogni costo.

La Causa a Monte: Quando il Profitto Spiana la Strada

È fondamentale sottolineare che questo caos non è un caso. Si concentra nelle zone facilmente raggiungibili (funivie dirette, maxi-parcheggi, strade panoramiche).

Queste facilitazioni sono state spinte da Regioni ed Enti locali con un unico obiettivo: massimizzare i ricavi a breve termine. Si costruisce l’accesso facile, si pubblicizza l’immagine patinata e si ignorano le conseguenze. Quando trasformi un valico alpino in un hub per aperitivi danzanti, stai consapevolmente barattando l’identità del territorio con lo scontrino medio del turista “mordi e fuggi”.

Una Montagna di Controversie?

C’è chi dice che se ne parli troppo perché il contrasto “fa notizia”. Ma la verità è tecnica: la montagna non è Venezia. Se calpesti una pianta rara a 2.500 metri o disturbi la fauna selvatica con i decibel di un DJ set, il danno può essere irreversibile.

In città il turismo satura le strade; in montagna satura e distrugge la vita. Se ne parla tanto perché il contrasto tra l’ideale di natura selvaggia e la realtà dei bassi che pompano a valle è uno shock culturale.

Il paradosso: Cerchiamo la montagna per sfuggire alla frenesia urbana, ma stiamo portando in quota proprio i vizi che volevamo lasciarci alle spalle: rumore, folla e consumo compulsivo.


La Nostra Chiamata al Bancone

L’overtourism non è colpa del singolo escursionista, ma di un sistema che promuove il consumo di massa della natura. Come trekkisti, dobbiamo essere i primi custodi.

La nostra opinione è chiara: la montagna deve restare accessibile, ma non a scapito della sua anima. Dobbiamo pretendere:

  1. Una gestione sostenibile dei flussi (limiti agli accessi dove necessario).
  2. Il rispetto del paesaggio sonoro: la musica ad alto volume deve restare nei club in città, non tra le cime.
  3. Un cambio di rotta politico che smetta di finanziare nuovi parcheggi e inizi a investire nell’educazione ambientale.

E tu cosa ne pensi? È accettabile che i rifugi diventino discoteche per attirare chi non cammina? È giusto porre un limite fisico (o acustico) per salvare l’ambiente alpino?

Lascia la tua opinione qui sotto, al bancone c’è posto per tutti (ma senza musica a palla)!

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